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Guida all’artista: Cosa puoi vedere alla Galleria Borghese

La Galleria Borghese ospita alcune delle opere d’arte più preziose e culturalmente significative al mondo. Ti consigliamo di prenderti il tempo per esplorare l’intera collezione, ci sarà sicuramente qualcosa che apprezzerai. La nostra pagina fornisce un elenco completo delle opere più importanti da vedere alla Galleria Borghese, in modo da poter godere appieno dell’esperienza. Tra le opere più famose presenti nella collezione troviamo: la scultura di Apollo e Dafne e il David con la testa di Golia di Caravaggio. Inoltre, la Galleria ospita molte sculture di Gian Lorenzo Bernini e opere di altri artisti rinomati come Raffaello e Tiziano.

La guida definitiva alla Villa Borghese

Dipinti da Ammirare nella Galleria Borghese

San Domenico (Tiziano)

San Domenico era un sacerdote castigliano fondatore dell’Ordine Domenicano, che si suppone sia stato ritratto in quest’opera dal pittore veneziano Tiziano. Sebbene si stimi che Tiziano abbia creato circa 400 opere d’arte nella sua vita, solo 300 sono sopravvissute fino ad oggi, esposte in gallerie, musei e collezioni private in tutto il mondo.

Amor Sacro e Amor Profano (Tiziano)

Amor Sacro e Amor Profano è un dipinto ad olio del famoso artista Tiziano, la cui creazione dovrebbe risalire circa al 1514. Si ritiene che sia stato commissionato da Niccolò Aurelio, segretario del Consiglio dei Dieci di Venezia, il cui stemma è visibile in quello che dovrebbe essere un sarcofago o una fontana nel dipinto. Si pensa che il soggetto rappresentato sia una sposa, vestita di bianco, accompagnata da Cupido e dalla dea Venere, in onore del matrimonio di Aurelio con Laura Bagarotto. Il titolo del dipinto, che fu menzionato per la prima volta in un inventario nel 1693 come Amor Divino e Amor Profano, potrebbe non riflettere l’idea originale dell’artista. Gli storici dell’arte hanno a lungo studiato l’iconografia del dipinto nel tentativo di scoprirne il vero significato, senza riuscire a svelarlo completamente.

Tiziano - Amor Sacro y Amor Profano (Galería Borghese, Roma, 1514).jpg
Sacred and Profane Love (Titian)

La fuga di Enea da Troia (Federico Barocci)

Il dipinto di Federico Barocci, “La fuga di Enea da Troia”, è un’opera d’arte straordinaria, conservata nella Collezione Borghese a Roma. L’opera, di 176 x 253 cm, è l’unico tentativo di narrazione storica di Barocci. Originariamente commissionato come regalo per l’imperatore del Sacro Romano Impero, Rodolfo II, dalla famiglia Della Rovere, l’opera fu successivamente adattata per il cardinale Scipione Borghese, e la sua allegoria fu modificata per riflettere la purezza spirituale.

Ciò che è particolarmente interessante di questo dipinto è come Barocci sia riuscito a incorporare i desideri dei suoi committenti nel suo lavoro. Si è a lungo supposto che le due versioni di Enea fossero identiche, tuttavia, un cartone su larga scala con un paesaggio particolarmente diverso rispetto al dipinto sopravvissuto, suggerisce che Barocci abbia interpretato la prima versione in modo diverso. Questo solleva interessanti questioni sulla committenza e lo scambio di regali, e su come l’artista abbia impiegato le sue abilità nel processo di replicazione ottenendo un grande risultato.

Deposizione nel sepolcro (Rubens)

La Deposizione nel sepolcro è un celebre dipinto creato nel 1602 da Rubens, che inizialmente era stato attribuito a Van Dyck. Durante il suo primo soggiorno a Roma, a Rubens furono commissionate tre opere per la cappella di Sant’Elena, nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, tra il 1601-1602. E nel 1606-1608 la pala d’altare della Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella). Rubens lasciò così un’impronta memorabile nella storia della pittura romana del XVII secolo, influenzato dalle opere di Tiziano.

Il dipinto entrò nella Galleria Borghese molto tempo dopo e fu registrato per la prima volta nel fideicommissum del 1833, attribuito ad Anthony van Dyck. In primo piano, il corpo di Cristo è adagiato su una tomba che imita un antico sarcofago con bassorilievi. 

Questo dipinto testimonia il genio di Peter Paul Rubens e l’impatto duraturo che ha avuto sulla pittura romana nei primi decenni del XVII secolo.

Susanna e i Vecchioni (Rubens)

Susanna e i Vecchioni è un dipinto creato dall’artista Rubens nel 1607. L’opera di 94 x 65 cm si trova nella Sala XVIII della Galleria Borghese. Il dipinto si basa sull’episodio biblico narrato nel capitolo deuterocanonico del Libro di Daniele. Nel XVI secolo, i veneziani e la Scuola dei Carracci usavano spesso questa storia come pretesto per ritrarre la nudità femminile, e questo fu il primo dipinto che Rubens ha fatto sul soggetto. L’opera, dipinta da Rubens durante il suo soggiorno a roma nel 1601-1602, fu la prima opera dell’artista ad essere esposta nella Galleria Borghese.

Il soggetto principale del dipinto è Susanna, una giovane ebrea sposata, che viveva a Babilonia durante il primo esilio del popolo ebreo. Il dipinto ritrae il momento in cui Susanna viene sorpresa a fare il bagno: illuminata da destra, gira il suo corpo verso gli anziani che sono improvvisamente apparsi dietro di lei. Susanna è avvolta in un panno bianco che simboleggia la sua purezza e bontà poiché non ha commesso adulterio; tuttavia, il suo volto riflette lo shock e la paura per la presenza degli anziani. Alla fine, grazie all’intervento di Daniele, viene risparmiata dalla lapidazione.

Tobiolo e l’angelo (Savoldo)

Il dipinto ad olio su tela di Giovanni Girolamo Savoldo, “Tobiolo e l’angelo”, è un’opera d’arte esposta nella Galleria Borghese dal 1910.

Il dipinto raffigura il momento in cui l’arcangelo Raffaele informa Tobia della necessità di catturare un pesce per curare la cecità del padre. Savoldo ha prestato particolare attenzione ai dettagli del drappeggio, che sembra avere un bagliore argenteo, e agli elementi naturalistici nel dipinto, come la luce che penetra nella vegetazione e le nuvole in lontananza. Sebbene i tratti dell’angelo assomiglino a quelli del dipinto Averoldi Polyptych di Tiziano, risalente a qualche anno prima, la sentimentalità del dipinto è più in linea con le ambientazioni pastorali di Giorgione.

L’artista si è anche concentrato sul realismo del personaggio di Tobia, raffigurato come un giovane pieno di energia. Inoltre, la scena è unica poiché rappresenta Tobia e l’Angelo fermi, anziché in movimento come da tradizione. Questo dipinto mostra la maestria di Savoldo e la sua capacità di rappresentare le emozioni.

Leda col cigno (Galleria Borghese)

“Leda col cigno” è un dipinto eseguito da qualcuno del circolo di Leonardo da Vinci, probabilmente da Cesare da Sesto. Fu creato quando Leonardo stava esplorando il tema di Leda durante il lavoro sulla Gioconda. Questo dipinto venne descritto da Cassiano del Pozzo nel 1625, ma l’opera scomparve nel XVIII secolo. Fortunatamente, sono rimasti alcuni frammenti che permettono di avere un’idea del quadro l’originale; questi includono disegni della testa di Leonardo, un busto di Leda, un disegno a gessetto rosso, un’immagine di Bugiardini, una copia di Francesco Melzi e una copia di Cesare da Sesto. Di questi, la copia di Cesare da Sesto è considerata la più fedele all’originale di Leonardo ed è attualmente esposta alla Galleria Borghese.

Danae (Correggio)

Danae è un dipinto dell’artista rinascimentale italiano Correggio, commissionato dal duca di Mantova Federico II Gonzaga come parte di una serie raffigurante gli amori di Giove. Dopo la morte di Federico, il dipinto fu trasferito in Spagna, poi a Milano, Praga, Stoccolma e Roma. Nel 1792 fu venduto in Inghilterra e appartenne al duca di Bridgewater e a Henry Hope. Nel 1827, fu acquistato a Parigi dal principe Camillo Borghese per la sua collezione romana.

Il dipinto ritrae la figura mitologica greca di Danae, figlia di Acrisio, re di Argo. Come raccontato dal poeta romano Ovidio nelle sue Metamorfosi, Giove raggiunse Danae sotto forma di pioggia dorata e la fece madre di Perseo. Nel dipinto di Correggio, Danae è distesa su un letto mentre un bambino Eros la spoglia, e da una nuvola piovono monete d’oro. Ai piedi del letto, due putti tirano frecce d’oro e piombo contro una pietra.

Deposizione Borghese (Raffaello)

La Deposizione Borghese di Raffaello è considerata uno dei primi capolavori dell’artista. Fu dipinta prima del suo trasferimento a Roma, e precede molte altre opere famose come la Madonna della Sedia e la Fornarina. Raffigura il momento in cui il corpo di Cristo viene trasportato al sepolcro e i tre uomini che lo portano sono piegati a causa dello sforzo. Intorno a loro, le donne sono in uno stato di agonia e disperazione. Nel dipinto è raffigurato anche Grifonetto Baglioni, a cui è dedicata l’opera, che morì in una tragica circostanza nei primi anni del XVI secolo. San Giovanni è la figura con le mani giunte che guarda il corpo di Cristo.

Il paesaggio di Raffaello è un omaggio alle opere di Leonardo da Vinci, con il Monte Calvario visibile sullo sfondo e la classica tecnica sfumata tipica dell’artista. Il resto del dipinto prende vita grazie ai colori brillanti, che lo rendono uno dei capolavori di Raffaello. Il dipinto è firmato e datato “RAPHAEL URBINAS MDVII” e per realizzarlo furono necessari molti lavori preparatori e schizzi.

Il dipinto fu originariamente collocato nella stessa chiesa in cui si trova l’Altare Oddi di Raffaello, e il suo successo rese l’artista ancora più famoso portando a un punto di svolta nella sua vita, facendo sì che l’artista fosse invitato a Roma del Papa Giulio II.

Dama col liocorno (Raffaello)

Il Ritratto di Giovane Dama con Liocorno è un capolavoro del Rinascimento, dipinto da uno dei suoi più rinomati artisti: Raffaello. Attualmente situato nella Galleria Borghese di Roma, il dipinto è datato tra il 1505 e il 1506. Nel 1934 fu trasferito su tela per un restauro, durante il quale alcuni elementi della ridipintura aggiunta nel XVII secolo -una ruota, un mantello, e una fronda di palma, vennero rimossi e rivelarono un liocorno. Si ritiene che il dipinto sia stato ispirato alla Monna Lisa di Leonardo Da Vinci, per via della posa a tre quarti della modella e del paesaggio sullo sfondo. Inizialmente attribuito a Perugino, fu poi riconosciuto come opera di Raffaello durante il restauro che rivelò il liocorno, simbolo di castità nella letteratura medievale. Un altro restauro nel 1959 ha rivelato un’immagine di un piccolo cane, simbolo di fedeltà coniugale, che si trovava sotto il liocorno. Questa immagine servì come bozza per la versione finale del liocorno.

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Young Woman with Unicorn (Raphael)

Bacchino malato (Caravaggio)

Il Giovane Bacchino Malato, noto anche come Bacchino Malato o Autoritratto come Bacco, è un autoritratto del giovane artista italiano Michelangelo Merisi da Caravaggio. Il dipinto è datato tra il 1593 e il 1594, poco dopo il suo arrivo a Roma. Studi recenti suggeriscono che Caravaggio potesse soffrire di malaria, evidenziata dalla pelle ingiallita nel dipinto e dall’ittero negli occhi. Un’altra diagnosi possibile è la malattia di Addison, che causa segni di anemia e acanthosis nigricans.

Il dipinto è stato utilizzato da Caravaggio per dimostrare le sue abilità nella pittura di generi come la natura morta e il ritratto, oltre alla sua capacità di rappresentare figure classiche dell’antichità. La smorfia e la posizione della testa, così come il senso di sofferenza rappresentato nel dipinto, si ritiene siano una rappresentazione delle condizioni fisiche e mentali dell’artista al tempo. Paragonando il ritratto a opere successive come il Ragazzo con il Cesto di Frutta e il Ragazzo Morso da un Lucertolone, si nota un miglioramento delle condizioni dell’artista.

Davide con la testa di Golia (Caravaggio)

Nel maggio del 1606, Caravaggio venne accusato di omicidio e fuggì da Roma per sfuggire alla taglia che era stata messa sulla sua testa. In un disperato tentativo di ottenere il perdono, dipinse un autoritratto in cui la sua testa era recisa come quella di Golia, tenuta da Davide il suo carnefice, e la inviò alla corte papale nel 1610. Alla fine ottenne il perdono, che però non arrivò prima della sua morte, che ebbe luogo a Porto Ercole.

Davide con la Testa di Golia è un notevole tributo allo stile pittorico di Tiziano, con il volto di Davide circondato da un alone brillante. A differenza del Davide di Michelangelo, il Davide di Caravaggio tiene una spada in una mano e un bilanciere nell’altra, indicando il suo ruolo di giudice. Ciò si riferisce a Cristo, che è sia il giudice supremo che il salvatore. In contrasto con il giovane vigoroso Davide, Caravaggio si dipinge come Golia in modo cupo e disperato. Ha la fronte contusa e gli occhi sfocati e senza vita. La giustapposizione di vita e morte in questo dipinto è simbolica non solo del corpo, ma anche dell’anima. La rappresentazione di se stesso come dannato è una potente riflessione sul passato criminale e sulle sue sconvenienze sessuali.

San Girolamo scrivente (Caravaggio)

Il San Girolamo scrivente di Caravaggio è un dipinto che riflette la padronanza del chiaroscuro dell’artista e la sua profonda comprensione della condizione umana. Il dipinto si trova nella Galleria Borghese a Roma e si ritiene sia datato tra il 1605 e il 1606. Il dipinto raffigura San Girolamo, un soggetto tipico di Caravaggio, intento nella lettura con un braccio teso e una penna in mano. Si è ipotizzato che Girolamo stia traducendo la Vulgata. Il dipinto è stato richiesto dal cardinale Scipione Borghese, ma è possibile che l’abbia acquisito successivamente. Si ritiene che sia stato prodotto nel periodo romano tardivo di Caravaggio, che terminò con il suo esilio a Malta nel 1606. L’autenticità dell’opera è stata messa in discussione a causa della sua attribuzione a Jusepe de Ribera negli inventari Borghese dal 1700 al 1893.

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Saint Jerome Writing (Caravaggio)

Fanciullo con canestro di frutta (Caravaggio)

Il Fanciullo con canestro di frutta di Caravaggio risale ai primi anni del 1600, quando l’artista era appena arrivato a Roma da Milano. Il dipinto ritrae il suo amico, il pittore siciliano Mario Minniti, all’incirca a 16 anni. Il pezzo faceva originariamente parte della collezione di Giuseppe Cesari, ma fu sequestrato dal cardinale Scipione Borghese nel 1607. Si ipotizza   sia stato creato nel periodo in cui Caravaggio lavorava per Cesari, per i quali dipingeva opere raffiguranti fiori e frutta, o forse dopo che lui e Minniti avevano lasciato la bottega di Cesari nel gennaio del 1594.

Il dipinto è un bell’esempio del realismo di Caravaggio: l’artista cattura ciò che è nel canestro senza migliorarne l’aspetto o cambiarne la posizione. Tuttavia, è un pezzo esteticamente piacevole, che attira lo spettatore con la sua bellezza ed eleganza. Vittorio Sgarbi ha notato alcune qualità di ritratto alla Murillesca nel dipinto, che potrebbero suggerire l’influenza della bottega di Cesari.

Melissa (Dossi)

Il dipinto di Dosso Dossi, intitolato Circe (o Melissa), è un’opera ad olio su tela datata circa al 1518. L’artista, Giovanni de Lutero, era un pittore italiano del periodo rinascimentale, influenzato da Giorgione e Raffaello, e aveva studiato nella bottega di Lorenzo Costa. Dossi era famoso per i suoi paesaggi affascinanti, una rarità per l’epoca, che spesso dominano le sue opere, come in Melissa. Il dipinto fu inviato da Ferrara a Scipione Borghese dal cardinale Enzo Bentivoglio, ed è stato menzionato per la prima volta nella collezione di Giacomo Manilli nel 1650. Recentemente sono stati rivelati vari “pentimenti” sul lato sinistro grazie ai lavori di conservazione.

Il dipinto raffigura una figura femminile con un turbante e un mantello dai colori vibranti, che tiene una torcia e una tavoletta con disegni cabalistici. È stata identificata sia come Circe di Omero che come Melissa, basandosi sul poema di Ludovico Ariosto “Orlando Furioso” (canto VIII, 14-15), che descrive la liberazione di un gruppo di cavalieri, rappresentati nel dipinto dalle forme embrionali appese ai tronchi degli alberi sulla sinistra. Pertanto, il dipinto è una potente rappresentazione dei personaggi mitologici e letterari, e dell’abilità artistica di Dosso Dossi.

Visita alla Galleria Borghese: Ammirando le Sculture

Busto di papa Paolo V (Bernini)

Gian Lorenzo Bernini, il rinomato artista italiano, ha creato due busti di Papa Paolo V. Uno di essi si trova attualmente nella Galleria Borghese a Roma e si pensa risalga al 1618. Nel 2015, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles ha acquisito il secondo busto, commissionato dal cardinale Scipione Borghese, realizzato da Bernini nel 1621, poco dopo la morte di Papa Paolo V. Inoltre, una versione in bronzo di questa scultura si trova nello Statens Museum for Kunst di Copenaghen, in Danimarca.

Capra Amaltea (Bernini)

La Capra Amaltea con l’infante Giove e un fauno è la prima opera conosciuta di Gian Lorenzo Bernini, realizzata tra il 1609 e il 1615. Secondo Filippo Baldinucci, l’artista creò una “piccola testa di marmo di un bambino che sorprese tutti” quando aveva solo otto anni. Da adolescente, Bernini creò numerose immagini di putti: bimbi maschi paffuti, solitamente nudi e talvolta alati. Queste figure differivano dai cherubini, che erano religiosi, e rappresentavano il secondo ordine degli angeli. Dei tre gruppi marmorei di putti attribuiti a Bernini, la Capra Amaltea con l’infante Giove e un fauno è l’unico che può essere datato approssimativamente. Nel 1615, un carpentiere venne pagato per creare un piedistallo di legno per la scultura. Ciò portò alcuni scrittori a proporre il 1609 come data di creazione dell’opera. Essi giunsero a questa conclusione analizzando i motivi stilistici e la fattura del piedistallo del 1615, che potrebbe essere stato creato in sostituzione di quello originale.

The Goat Amalthea with the Infant Jupiter and a Faun, by Gian Lorenzo Bernini, 1609-1615, marble - Galleria Borghese - Rome, Italy - DSC04644.jpg
The Goat Amalthea with the Infant Jupiter and a Faun (Bernini)

Enea, Anchise e Ascanio (Bernini)

La scultura di Gian Lorenzo Bernini raffigurante Enea, Anchise e Ascanio, situata nella Galleria Borghese, è un bellissimo omaggio al secondo libro dell’Eneide di Virgilio. Questa scultura a grandezza naturale fu creata quando Bernini aveva solo vent’anni, e venne originariamente considerata opera del padre Pietro. Ancora oggi sono in molti a chiedersi se Bernini abbia ricevuto o mano l’aiuto del padre. La scultura raffigura una scena dall’Eneide, in cui si vede Enea scortare il padre Anchise e il figlio Ascanio fuori da Troia. Enea sta portando il padre sulle spalle, mentre Anchise tiene due piccole statue, i penati. I dettagli della scultura sono incredibili e testimoniano la grande abilità di Gian Lorenzo Bernini a una così giovane età.

Ratto di Proserpina (Bernini)

Il “Ratto di Proserpina” di Gian Lorenzo Bernini è un gruppo scultoreo in marmo di stile barocco, commissionato dal Cardinale Scipione Borghese e completato tra il 1621 e il 1622, quando Bernini aveva solo ventitré anni. Quest’opera raffigura il rapimento di Proserpina da parte di Plutone, il dio degli inferi. Il Cardinale Scipione pagò a Bernini 450 scudi romani per la scultura, che fu successivamente regalata al Cardinale Ludovisi nel 1622, prima di essere riacquistata dallo Stato italiano e restituita alla Villa Borghese nel 1908.

La vicenda del rapimento di Proserpina si basa sulla mitologia romana. Proserpina è la figlia di Cerere, la dea della fertilità, e di Giove, il dio del cielo e del tuono. Mentre Proserpina raccoglieva fiori con le sue amiche, il sovrano degli inferi, Plutone, la vide e se ne innamorò, così la rapì su un carro trainato da quattro cavalli neri e la portò negli inferi. Quando Cerere sentì le grida di aiuto della figlia, la cercò senza successo e maledì la terra causando una grande carestia. Capendo la catastrofe che era avvenuta, Giove intervenne e stipulò un accordo per cui Proserpina avrebbe passato metà dell’anno con la madre e l’altra metà negli inferi con Plutone.

David (Bernini)

Il David è una scultura in marmo a grandezza naturale creata da Gian Lorenzo Bernini e commissionata dal Cardinale Scipione Borghese per la sua villa. Fu completata nell’arco di sette mesi tra il 1623 e il 1624. L’opera raffigura il Davide biblico, pronto a lanciare la pietra che farà cadere Golia e gli darà la possibilità di decapitarlo. Questa scultura è considerata un’opera innovativa, rispetto alle altre opere raffiguranti lo stesso soggetto, grazie al suo movimento implicito e alla natura psicologicamente intensa.

Prima di lavorare al David, a Bernini furono commissionate varie opere scultoree per la villa del suo mecenate, il Cardinale Scipione Borghese. Bernini stava lavorando alla scultura di Apollo e Dafne quando improvvisamente cambiò il suo focus sul “David”. I documenti indicano che Bernini iniziò a lavorare alla scultura a metà del 1623 e la concluse nello stesso periodo dell’anno seguente.

Apollo e Dafne (Bernini)

Scoperta nel 1625, Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini è un capolavoro della scultura barocca. All’epoca, l’opera venne definita una “meraviglia”, per via dell’incredibile maestria e abilità del suo creatore. Nonostante avesse solo trent’anni, Bernini riuscì a catturare una molteplicità di emozioni all’interno del pezzo: dalla paura della donna che viene inseguita, al desiderio dell’uomo che non accetta un no come risposta. A quattro secoli di distanza, la scultura di Apollo e Dafne continua a catturare gli spettatori per la sua sorprendente bellezza, e per i temi di violenza sessuale e squilibrio di potere in essa rappresentati. La capacità di Bernini di scolpire e rendere il movimento sulla pietra è stata raramente eguagliata, e questo pezzo continua ad essere una delle sue opere più acclamate.

Apollo and Daphne by Bernini - Galleria Borghese - Rome, Italy - DSC04591.jpg
Apollo and Daphne (Bernini)

Verità svelata dal Tempo (Bernini)

La scultura di Gian Lorenzo Bernini, Verità svelata dal Tempo, è un capolavoro di maestria artistica, creata per rispondere alle critiche dei suoi oppositori riguardo al suo fallito progetto architettonico. La scultura raffigura una giovane donna nuda che viene spogliata dalla figura del Tempo, figura che purtroppo non fu mai completata. Anche se la figura del Tempo fu lasciata incompiuta, l’attenzione di Bernini ai dettagli è comunque visibile nel suo lavoro, completato nel 1652 e lasciato al primogenito della famiglia Bernini nel suo testamento. Anche se Bernini cercò di vendere la scultura al Cardinale Mazarin di Francia, questa rimase nella sua famiglia fino al 1924, quando fu acquistata dal governo italiano e trasferita alla Galleria Borghese. Il piedistallo della scultura era inclinato verso il basso, ma è stato recentemente ripristinato in una superficie piana, lasciando la Verità in una posizione eretta come sarebbe stata originariamente esposta. La scultura è un promemoria della maestria di Bernini, anche di fronte alla controversia sul suo progetto fallito. Un promemoria che la verità può essere svelata dal tempo, e che la storia ricorderà sempre il lavoro dell’artista.

Paolina Borghese (Canova)

Il ritratto di Paolina Borghese, commissionato dal principe Camillo Borghese nel 1804, è uno dei capolavori iconici della Galleria, completato da Antonio Canova nel 1808. La coppia si era sposata a Parigi un anno prima, con la benedizione di Napoleone, poiché la bellissima e vivace Paolina Bonaparte era la sua amata sorella. Tornata a Roma, Paolina riprese la sua vita fatta di apparizioni e divertimenti.

Nonostante circolassero molte voci riguardo alla creazione del ritratto, anche per via dell’affermazione di Paolina stessa “tutti i veli possono cadere davanti a Canova”, in realtà si tratta di un ritratto ideale, che raffigura la principessa come Venere e vincitrice del giudizio di Paride, come indicato dalla mela che tiene in mano. Quest’opera è una sintesi della cultura figurativa di Canova, che omaggia sia la tradizione classica che quella veneziana della pittura.

La rappresentazione del materasso sotto la dea è sorprendente, e richiama il materasso che Bernini scolpì precedentemente per il suo Ermafrodito, appartenente a Scipione Borghese. Il meccanismo originale che consente alla scultura di ruotare di 360 gradi è ancora funzionante. 

In conclusione, la scultura di Paolina Borghese è un’icona del neoclassicismo di Canova e un ricordo della grande cura dedicata alla sua creazione.

Venus Victrix by Antonio Canova, 1805-1808, marble - Galleria Borghese - Rome, Italy - DSC04967.jpg
Venus Victrix (Canova)


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